VOICES FOR HUMANITY: Ladislas Nkundabanyanga cura le ferite del Ruanda grazie ai diritti umani

Ruanda
Un educatore con una grande missione: Ladislas Nkundabanyanga dimostra come l'educazione ai diritti umani possa cambiare non solo le menti, ma anche i cuori.

Un educatore con visione e cuore

Ladislas Nkundabanyanga non è un uomo che fa le cose a metà. Il suo approccio è tanto semplice quanto efficace: l’educazione ai diritti umani come mezzo per superare le ferite del genocidio tra Hutu e Tutsi. In un’epoca in cui spesso prevalgono la sfiducia e il dolore, egli punta su una strategia chiara: l’istruzione come ponte. 

 

Con il suo approccio, non solo fornisce informazioni importanti ai giovani ruandesi, ma infonde loro anche coraggio e speranza. Il suo sistema, che consiste nel trasmettere la conoscenza dei diritti fondamentali in modo pratico, è una tecnica di riconciliazione che ha un effetto duraturo.  Per saperne di più, guarda il video: VOICES FOR HUMANITY – Ladislas Nkundabanyanga

La riconciliazione come modello per il futuro

Invece di riaprire vecchie ferite, Nkundabanyanga utilizza una tattica intelligente: dialogo, comprensione e ricerca comune di soluzioni. Il suo metodo, che consiste nell’ancorare i diritti umani come fondamento della convivenza, ha un effetto curativo. 

Con il suo approccio dimostra che l’istruzione non è solo teoria, ma può essere anche pratica e può essere pienamente vissuta. In questo modo riesce a superare la sfiducia e a instaurare un sistema di pace e comprensione. 

👉 Vedi anche l’articolo su pressetext: Scientology TV mostra Ladislas Nkundabanyanga che rende i diritti umani una realtà per la riconciliazione in Ruanda. (in tedesco)

Fatti e cifre Scientology in Svizzera

Oltre il 25% degli scientologist svizzeri partecipa attivamente ai servizi e alle attività della propria chiesa o missione locale di Scientology ogni settimana.

L’essere umano è un cervello?

“La nostra psiche è sempre più malata. Ma la ricerca sul cervello non ha quasi nessuna risposta, perché è congelata in vecchi schemi”. Questo è il titolo di un articolo della NZZ.

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